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 CALABRIA:“Mio figlio adolescente fuma”: lo dicono 34 genitori su cento.


[12/05/2006]

(Fumo)
Parte una campagna del Movimento Italiano Genitori
e della Federazione Italiana Tabaccai
per spiegare a genitori e tabaccai
perché è importante che gli adolescenti non fumino.
Il bus sarà a Catanzaro il 15 maggio in Piazza Montegrappa






“Mio figlio, è un adolescente, eppure fuma”. Lo dicono 34 genitori calabresi su cento. Convincerli a smettere è difficile, ci riescono solo 33 genitori su 100. Ma 6 su 100 addirittura si rassegnano, non ci provano nemmeno. Un quadro preoccupante che si aggrava quando in famiglia non solo mamma e papà fumano ma mandano i figli in tabaccheria ad acquistare per loro conto le sigarette. Sono 50 su cento i genitori calabresi fumatori che commissionano l’acquisto. Eppure quasi la totalità sa che vendere e comprare sigarette prima dei 16 anni è vietato dalla legge. Così il tabaccaio si trova in frontiera. Questo il quadro della Calabria che emerge da un’indagine del Movimento Italiano Genitori condotta dalla SWG fra cinquemila genitori con figli fra 11 e 17 anni e fra 400 tabaccai in tutta Italia. Davanti a questa realtà il Movimento Italiano Genitori e la Federazione Italiana Tabaccai lanciano una campagna per sensibilizzare gli adulti sul rischio del fumo nei minori e sull’importanza del rispetto della legge. Una campagna all’insegna di uno slogan “Noi non dobbiamo fumare. Lo dice la legge, lo impone il buon senso”. Una campagna, come è stato annunciato in una conferenza stampa a Roma, che sale su un bus che porterà, in 40 tappe, in tutta Italia una mostra con un messaggio di educazione. E che entrerà in 35mila tabaccherie con materiale informativo. E ancora, un sito internet www.noinondobbiamofumare.it e uno spot.
Ma la conferenza stampa è stata anche l’occasione per la presentazione di un’iniziativa della FIT tesa a scoraggiare il fumo fra i minori: presto non sarà più possibile acquistare sigarette dai distributori automatici, in qualsiasi ora della giornata, se non dopo aver introdotto una particolare scheda con un chip contenente tutte le informazioni anagrafiche e rilasciata ai maggiori di sedici anni. Per l’Italia è una grande novità e dimostra il grande senso civico e sociale dei tabaccai.
Il bus in Calabria.
Il bus della Campagna sarà a Catanzaro il 15 maggio in Piazza Montegrappa a partire dalle ore 15.00.
La Campagna ha ottenuto il patrocinio dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale, con il contributo della British American Tobacco Italia e della Philip Morris Italia e il supporto logistico di Logista. “Serve un’educazione alla legge – dice nella conferenza stampa Maria Rita Munizzi, presidente MOIGE - e con questa campagna vogliamo spiegare a genitori e tabaccai che sono protagonisti nella lotta al fumo dei ragazzi. E’ un’operazione culturale per informare i genitori, non solo sui danni del fumo ma anche e soprattutto sul fatto che esiste una legge e quanto sia importante rispettarla. E’ una campagna che serve a riflettere sul tema dell’accesso al fumo da parte dei minori. Si è stretta un’allenza tra genitori e tabaccai perché per tenere i ragazzi lontani dal fumo serve unire le forze”.
“La Federazione Italiana Tabaccai- aggiunge il presidente della FIT Giovanni Risso- ha scelto di aderire a questa campagna in modo che si possa, in maniera collettiva, riflettere sul problema del fumo minorile e si possa trovare la maniera migliore per risolverlo. Per quanto riguarda noi tabaccai la fermezza nel rispetto della legge che ci impone di non vendere le sigarette ai minori di sedici anni dev’essere soprattutto tesa a contrastare la cattiva abitudine a mandare i propri figli a comprare le sigarette e può costituire sicuramente un buon esempio. Occorre quindi da parte della famiglia evitare di incappare in comportamenti “distorsivi” quali chiedere ai figli di comprare le sigarette o lasciare i pacchetti incustoditi e da parte dei tabaccai rispettare in maniera rigida le regole. La riprova che solo uniti si vince”.
“ Sostenere oggi un’iniziativa di questo tipo- parla Gabriella Alemanno, direttore per le Strategie dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato- costituisce una necessità fondamentale e fortemente connaturata alla responsabilità sociale e al ruolo della nuova AAMS e rappresenta un forte segno di continuità con chi ha fortemente auspicato iniziative legislative tese a rendere i giovani consapevoli dei rischi connessi all’uso, ma soprattutto all’abuso, dei prodotti da fumo. L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato considera questa iniziativa essenziale per la tutela dei cittadini ma soprattutto dei minori verso i quali la collettività ha il dovere di farsi garante attraverso espressioni di responsabilità sociale”.
“Il disincentivare il fumo- è il pensiero del Presidente dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale Antonio Guidi- non può coincidere né con il terrorismo, né con le campagne generaliste. Il modo più utile per ridurre questa realtà-problema è quello di attivare finalmente l’informazione”.
Tutti hanno acceso almeno una volta nella vita una sigaretta. Quando arriva l’adolescenza arriva anche la voglia di trasgredire. E la sigaretta è una tentazione quasi per tutti. Purché rimanga un caso isolato. In Italia i ragazzini fumano. Lo confermano le indagini. “All’inizio si è spinti dalla voglia di emulare i grandi e di sentirsi grandi- dice Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva e direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma- anche perché a quell’età ci si vuole sentire uguali al gruppo. La Società rimanda spesso il mito del macho con la sigaretta tra le labbra o della femme fatal. E poi fumare è proibito e quindi per questo ancora più affascinante. I genitori devono parlare dei danni del fumo, quanto sia pericoloso già quando il bambino è piccolo, in età non sospetta perché i messaggi che si recepiscono meglio sono quelli impartiti da piccoli. Bisognerebbe far toccare con mano ad un adolescente cosa vuol dire “danni da fumo”, a volte le parole non vengono ascoltate. E sbaglia quel genitore che pensa che la sigaretta sia il “minore dei mali” davanti a delle possibili trasgressioni che fanno ben più paura. Bisogna far capire al ragazzo quanto sia pericolosa per la sua salute l’abitudine al fumo. Arrivando anche ad estremizzare il messaggio: se un adolescente vedesse un malato di tumore capirebbe il messaggio più di mille parole. E poi, un consiglio a mamma e papà: date il buon esempio”.

IL FUMO, GLI ADOLESCENTI E I GENITORI:
I RISULTATI DELL’INDAGINE. TUTTE LE CIFRE DELLA CALABRIA

FUMO: GENITORI E FIGLI. QUESTA LA SITUAZIONE IN CALABRIA
Fumare fa male. Lo sanno anche i bambini. Lo sanno anche i genitori. Quasi la totalità dei genitori calabresi, con figli tra gli 11 e i 17 anni, coinvolti dall’SWG nell’indagine sul rapporto genitori e fumo svolta dal Movimento Italiano Genitori (MOIGE), alla domanda “ conosce i danni che possono essere causati dal fumo negli adolescenti?” risponde di sì (96 per cento). E sanno anche che minore è l’età in cui si inizia a fumare e maggiore è la dipendenza (89 per cento). Informati, e pronti ad informare, i genitori della Calabria sui danni del fumo. Il 50 per cento, infatti, ha dichiarato di aver spesso parlato con il figlio del problema del fumo in generale e il 45 per cento solo qualche volta. Diversi gli argomenti usati per spiegare ai ragazzi perché non devono fumare: l’83 per cento dei genitori calabresi ha spiegato le conseguenze del fumo sui giovani, il 26 per cento ha chiaramente vietato di fumare e il 21 per cento ha invitato a non fumare di nascosto. L’indagine SWG ha messo in evidenza come, in Italia, inclini a questo ultimo invito ( non fumare di nascosto) siano soprattutto le donne ed i genitori delle regioni del Centro. Sono soprattutto le madri ad essere divise tra un atteggiamento più comprensivo (“se proprio devi fumare almeno non farlo di nascosto”) ed uno più autoritario (“Ti proibisco assolutamente di fumare!”).
I genitori della Calabria non sono convinti che la scuola sia d’aiuto alle famiglie nell’educazione dei ragazzi e soprattutto nello spiegar loro i danni causati dal fumo. Solo il 38 per cento dei genitori calabresi, infatti, ritiene che la scuola sia molto o comunque abbastanza d’aiuto. E il 79 per cento pensa che il medico di famiglia sia poco o addirittura per niente utile ai genitori in questa battaglia.
Conoscono i danni del fumo, ne parlano con i loro figli eppure… Eppure i ragazzi fumano. Sono ben 8 genitori ogni cento quelli che in Calabria hanno dichiarato di sapere che i loro figli fumano regolarmente e 26 su cento quelli che sanno che i figli lo fanno sporadicamente: vale a dire che il 34 per cento dei genitori ha un figlio che fuma. Un dato che deve far riflettere. La media nazionale dei genitori che dichiara che i loro figli fumano regolarmente è del 12 per cento. E deve far riflettere ancor di più se si pensa che l’ 84 per cento dei genitori lucani, infatti, dichiara di sapere che il figlio ha amici che fumano. La SWG sottolinea come, in Italia, all’interno della quota dei genitori che dichiarano che i loro ragazzi hanno l’abitudine della sigaretta è maggiore la percentuale di ragazzi che fuma regolarmente quando in famiglia c’è qualche adulto che fuma (21 per cento contro la media del 12 per cento). Per contro, non fumano mai (72 per cento contro il 62 per cento di media) coloro che in famiglia non hanno adulti fumatori.
I figli fumano e i genitori non si arrendono. Il 33 per cento dei genitori calabresi, infatti, dichiara di aver tentato di convincere il proprio figlio a smettere e di aver raggiunto l’obiettivo (più della media nazionale) e il 61 per cento di aver tentato ma senza successo. Ma 6 genitori su cento in Calabria si è arreso alla sigaretta, non ha nemmeno tentato di convincere il proprio figlio “tanto fa comunque ciò che vuole”. Ma quali armi hanno usato per convincerli a smettere? Il 63 per cento dei genitori calabresi ha dichiarato di aver convinto il figlio discutendo con lui dei danni e della dipendenza causati dal fumo, il 24 per cento ha indagato le motivazioni psicologiche che lo spingono a fumare, il 6 per cento ha minacciato di punirlo e il 7 per cento gli ha raccontato l’esperienza di un altro fumatore.
Far smettere di fumare un ragazzo. Anche in questo caso il ruolo d’esempio degli adulti ha un valore determinante. L’Swg sottolinea infatti come i successi maggiori in Italia- quasi 3 su 10- li hanno ottenuti coloro che non hanno altri in famiglia che fumano mentre i maggiori fallimenti si registrano all’interno delle famiglie in cui gli adulti fumano di nascosto (mai davanti ai figli: 78 per cento). Una curiosità: tra i “rassegnati” ( l’11 per cento in Italia) si registra una percentuale superiore al dato medio di laureati.
Tutti d’accordo (86 per cento) i genitori calabresi sul fatto che se il figlio iniziasse a fumare cercherebbero di convincerlo a smettere perché fumare fa male.
Fumano gli amici ma fumano anche gli adulti. Il 24 per cento dei genitori calabresi dichiara che in famiglia c’è qualcuno che fuma e il 9 per cento che c’è qualcuno che fuma ma mai davanti ai figli. In Calabria fuma il padre nel 39 per cento dei casi, la madre nel 56 per cento, altri figli più grandi nel 17 per cento dei casi e, nel 31 per cento altri parenti (zii,nonni,ecc). Gli adulti non si limitano a fumare davanti ai ragazzi ma chiedono loro anche di andare a comprare le sigarette. In Calabria l’11 per cento dei genitori dichiara di mandare spesso i figli a comprare le sigarette e il 39 per cento di farlo solo qualche volta. In totale 50 genitori su 100 chiedono ai figli di comprar loro le sigarette eppure l’87 per cento dei genitori calabresi intervistati dichiara di sapere che la legge vieta la vendita ai minori di 16 anni delle sigarette.

IL FUMO, GLI ADOLESCENTI E I TABACCAI: I RISULTATI DELL’INDAGINE IN ITALIA.
E sono tanti i minori che entrano ogni giorno in tabaccheria. Il Moige, infatti, ha commissionato un’indagine anche tra i rivenditori di tabacchi. E la SWG ha coinvolto 400 rivenditori associati alla Federazione Italiana Tabaccai. Sorprendenti i risultati.
Ogni giorno nelle tabaccherie italiane si presentano mediamente 8 adolescenti che chiedono di poter acquistare per sé o per i propri genitori delle sigarette. Ma il 15 per cento dei rivenditori ha risposto che, in media, ogni giorno entrano con la volontà di comprare sigarette tra i 10 e i 20 ragazzi under 16. Al Nord, in media i ragazzi che ogni giorno tentano l’acquisto sono tra 4 e 5,5 ; al Sud e nelle Isole tra gli 11 e i 13. Poco meno di 7 rivenditori su 10 hanno dichiarato che in più di un’occasione hanno negato le sigarette ad un adolescente senza incontrare alcuna difficoltà mentre più di 3 su 10, soprattutto al Sud, hanno dovuto spesso subire gli insulti e le insistenze dei ragazzi. Al Nord invece il 16 per cento dei tabaccai ha dovuto fare i conti con le proteste dei genitori che avevano commissionato ai propri figli l’acquisto, scusa tra le più usate dai ragazzi nel tentativo di farsele vendere.
Ed è proprio la questione della vera o presunta delega dei genitori che genera il maggior imbarazzo nei tabaccai, incapaci nella maggior parte dei casi di discernere la verità. Di fronte, dunque, ad un giovane che dichiara di voler comprare le sigarette per conto dei genitori, 11 rivenditori su 100 – soprattutto quelli oltre i 45 anni e con una tabaccheria al Sud- non chiedono il documento perché già conoscono il ragazzo ed i genitori. E a questo proposito, il 24 per cento dei tabaccai ammette di non chiedere mai il documento ai giovani; il 3 per cento di vendere le sigarette a seconda della fiducia che ispira il ragazzo ed il 2 per cento non chiede il documento perché non si ritiene autorizzato a farlo. E davanti alla richiesta di tirare fuori la carta d’identità, spesso i ragazzi si rifiutano, a volte dicono di averlo dimenticato e, in casi estremi, ricorrono agli insulti o alla fuga dalla tabaccheria.
Ovviamente i rivenditori di tabacchi interpellati hanno dimostrato di essere molto ben informati sulla legge antifumo che riguarda i più giovani, soprattutto al Nord-Est. E sono perfettamente consapevoli non solo di non poter vendere sigarette ai minori di 16 anni, anche se mandati dai genitori, ma anche di essere legalmente autorizzati a richiedere loro l’esibizione di un documento. Solo il 12 per cento dei rivenditori di tabacchi, e in modo particolare quelli che esercitano al Sud e nelle Isole, ritiene che la conoscenza della normativa non sia ancora sufficientemente diffusa tra i colleghi.






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