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Fumo minorile, parte martedì da Lecce III tappa di "Lascia il fumo al capolinea"
[25/02/2005]
(Fumo)
Il bus e il teatrino della campagna tornano a girare le scuole d’Italia: tra Puglia, Campania, Sicilia, Calabria e Basilicata saranno coinvolti circa 10.300 bambini. Alla fine della III tappa la campagna informativa avrà raggiunto circa 20.000 minori.
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Parte martedì 1° marzo, dalla scuola “De Amicis” di Lecce, la terza tappa della campagna informativa sul fumo minorile chiamata “Lascia il fumo al capolinea”, che fino a maggio girerà le scuole elementari e medie di Puglia, Campania, Sicilia, Calabria, e Basilicata, coinvolgendo circa 10.300 bambini. L’iniziativaè organizzata dal Moige – Movimento Italiano Genitori - con il contributo economico di Philip Morris Italia. Philip Morris International e le sue affiliate sostengono circa 100 programmi di prevenzione al fumo giovanile in quasi 90 paesi. ”Lascia il fumo al capolinea” è partito l’8 marzo 2004 ed ha già raggiunto, nelle zone del centro Italia, circa 9.500 bambini. Alla fine di questa terza tappa ad avere visitato la mostra saranno stati oltre 20.000 bambini, tutti di età compresa tra gli 8 e i 13 anni. Ora, con questa nuova tappa, anche i piccoli studenti del sud avranno la possibilità di visitare la mostra - bus con giochi interattivi e testimonianze di personaggi dello sport - ed assistere, senza alcuna spesa per le scuole, ad un teatrino di marionette i cui protagonisti sono “Pol” e “Mon”, il polmone sano e quello malato a causa del fumo. La campagna del Moige nasce dalla necessità di prevenire l’abitudine del fumo tra i minori; vari studi dimostrano infatti che la prima sigaretta si accende spesso prima dei 14 anni. L’ultima indagine Oms sostiene che su 100 ragazzi di 11 anni 4 fumano (3,43%) e che la percentuale sale al 33% a 15 anni (uno su tre). Secondo l’Istat la media italiana di quanti hanno cominciato a fumare prima dei 14 anni è del 6,2%. In testa, ben al di sopra della media, ci sono proprio i ragazzi delle regioni coinvolte da questa terza tappa: la Campania (8,6%); la Calabria (7,4%); la Basilicata (7,3%); la Puglia (6,6”) e, unica al sud in linea con la media nazionale, la Sicilia (6,2%). Supera tutti solo la Sardegna, con il 9%, che verrà raggiunta dal bus in una tappa successiva. La campagna ha riscosso ampio consenso da parte di istituzioni e specialisti fin dalla sua partenza. Alla conferenza di presentazione è intervenuto, tra gli altri,il sottosegretario all’Istruzione Valentina Aprea,, che ha sottolineato la necessità di “inserire nella scuola secondaria di primo grado anche obiettivi specifici di apprendimento relativi all’educazione, tra cui l’informazione e la prevenzione sul tabagismo e i danni che procura”. La Aprea ha anche invitato a “non abbassare la guardia nelle scuole, in considerazione di almeno due peculiarità: da un lato, la giovanissima età dei fumatori (potenziali o di recente “iniziazione”), dall’altro la presenza di una dinamica emulativa, legata anche a processi di integrazione-esclusione in certi gruppi di pari, condizionati dal fumare o meno”. Anche Pier Luigi Tucci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp),ha accolto con favore l’iniziativa del Moige e ha cercato di illuminare le contraddizioni che rendono complesso il fenomeno del fumo giovanile. “Quando i ragazzi si avvicinano al fumo – ha detto Tucci - da una parte c’è la consuetudine famigliare, per cui il ragazzo trova normale il fumo, dall’altra c’è il modello offerto dai personaggi di successo che spinge all’emulazione. Da una parte, insomma, funziona l’esempio della norma; dall’altra il desiderio di acquisizione di uno status symbol” Sull’argomento è intervenuto anche Giuseppe Saggese, presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), che ha affermato: “Fumare fa male a tutte le età, ma gli effetti in età minorile sono più gravi, basti pensare che il rischio di tumore al polmone è 4 volte maggiore in chi inizia a fumare prima dei 15 anni rispetto a coloro che hanno iniziato dopo questa età”. Alla conferenza di presentazione è intervenuto anche Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età infantile e Direttore dell’Istituto di Ortofonologia di Roma, che ha messo l’accento sulla voglia di “trasgressione” degli adolescenti. “C’è un aspetto delicato – ha detto - nell’affrontare la questione del divieto del fumo, in quanto la proibizione è percepita dal giovanissimo come uno stimolo anziché un deterrente alla trasgressione Il messaggio va ben calibrato, per questo è giusto spiegare i rischi e i danni di natura fisica che il fumo si porta dietro, senza demonizzare e senza alcun moralismo. In questo senso è utile la campagna del Moige, che lascia un’impronta chiara, visiva, della patologia fisica. L’immagine esplicativa di un polmone bucato – ha concluso Castelbianco - colpisce l’occhio e resta sicuramente nella memoria del ragazzo”. Un altro importante segno di apprezzamento è venuto da Giovanni Maria Pirone, Direttore Generale dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale che ha detto: “L’importanza di questa campagna è data dal fatto che nasce dal basso, coinvolgendo i genitori che sono impegnati quotidianamente nell’affrontare i problemi dei figli. Non sono però sufficienti – ha specificato - se non sono inserite in strategie d’azione globali, che comportino un flusso continuo di informazioni”. La campagna del Moige mira, in particolar modo, a mettere in guardia i ragazzi da un rischio che molti sembrano ignorare: la dipendenza. Secondo una recente indagine della Swg di Trieste la maggior parte dei bambini italiani non crede che il fumo provochi dipendenza ed è dunque convinto di poter smettere quando vuole; una “leggenda” che favorisce la nascita di un pericolosa abitudine. Per chi voglia conoscere nei particolari la campagna c’è anche il sito www.lasciailfumoalcapolinea.it dove anche i genitori possono trovare consigli utili per parlare di fumo ai propri figli. La campagna “Lascia il fumo al capolinea” rimarrà a Lecce dal primo del mese fino al 5 marzo, per spostarsi nei giorni successivi a Brindisi, Taranto, Bari e Foggia e proseguire poi nelle altre regioni del sud, coinvolgendo circa 10.300 bambini
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